Poesie d’autunno – Marco Sbrana

LE PAPERE

Mi scoprirono il cuore decentrato

Potenze di armonia con i leopardi 

Ma colpivo le papere coi sassi

(Abbattermi la nuca contro il muro)

E dicono I bambini sono strani

Percorrono soltanto le vie poste

Ma del puzzo le papere scomposte

Gli occhi rotti la testa quanta puzza

Il sangue sulle mani poi le zampe

Secrete cose rosse di budella

E sulla punta della lingua il pus

Che mi precede e parla a marionetta

Pensavo che il tagliando mi bastasse

Ma ha solo sporcato il sanguinarmi 

A ogni passo mi inchino alle formiche

D’estate lascio fare le zanzare

Ho abilitato soltanto la mia mamma

E scusa ti ho spaccato la vagina

TECHE

Abbiamo imbalsamato i nostri fiori

Di gambo smunto e il resto

Gli scarabei la teca

Sono sciupati sabati d’aprile

Da trattenere

Parlano piano

Circa il dormire

Disimpararo

E la felicità

Il soffitto di casa piove foto

E con l’ossequio ai preti

Mi garantisco a soldi l’indulgenza

Il mio cadavere decente

Conserva Dio nei legamenti

Ricordo la farina mercato delle pere

Il pranzo e il sonnellino le rane rilucenti

Di muffa ora malate l’interno del ginocchio

La piaga di chi è fermo mi fa schifo la vita

I GRANDI

L’uva marcia dei volti

Oltre gli occhi di chimica un ergastolo

Gli occhi veri occhi bimbi

Trovarli è dio trovare così pure le linee

Delle mani dei nonni

Da sempre ritenere il rifarli impossibile

Lo diceva papà

_Figlio ti salverai_ ma quanto più è difficile

I bimbi rinvenire nelle case in rovina

Quanto più veri sono quei bambini

E di rancore gonfi quel rancore

Di chi ammazzato più non tornerà 

Che nella luce autunna divertirsi

A oscurare cravatte corpi belli

Restituire a chi sta infisso in volto

Bimbo ridente ancora tra le rughe

Spaccato l’esitare

È la pubblicità

QUALCUNO CHE PRECEDA

Come tentenno ai bordi – l’imbrunirmi

Sicché i passanti ai cigli – non salvarmi

È un solo nonostante perché mi precedeva

E fu nell’esenzione il solo riposarmi

La notte punge, fotte i reni

Li sento in sogno, sono spari

Che in farmacia – qualcuno

Nella mia vece – prego

Il trattenermi 

Com’è l’autunno

Morire, foglie secche, tonsillite 

Mi sgretolo, deciduo, la trachea

PESTAGGIO

La piscia delle botte e merda

Nocche contro il costato invocava suo padre

Che lì presso diceva sborra persa

Davanti al permanente collimare del cazzo

Che nell’adolescenza uccisi

La sciapa geografia dell’esodo

Il mutuo non esiste cornacchie le inquiline

Nel campo dove trovo un bimbo

Con cui ho gli occhi sposati

Ci spartiamo un due piazze

Che vergogna il mattino

La nostra incontinenza 

Il bimbo se ne va

Resta il setto deviato

Non è ammessa querela

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