di Luca Sivelli
MINIGOLF
Mio cugino al minigolf
la mazza sulla testa
mi hanno aperto il cervello
avevamo otto anni
la carne insanguinata
si scopriva col ferro
un rapporto di giustizia.
CROCIFISSI
Ho sognato mio padre
morire mia madre,
la sua certa eleganza
essere uno con la polvere
e la vecchia borghesia
morta in braccio ai topi,
delle bimbe in spiaggia
il costumino a pois
gliel’ho visto indosso
nella cassa dei morti,
sulle pieghe dei fianchi,
una bambola bionda
e il vicino di casa
morto appeso all’ufficio
domandare a mio padre
quando termina il turno,
poi svegliarmi mia madre,
la mia morte in collo,
mano dolce di fata,
il caucciù dei crocifissi.
IL PESCE ROSSO
Stare di giorno con i droni in casa
come abbigli il tuo cane in primavera
la cosmesi della sega dopo i pasti
il nonno nel caffè ci mette il miele
perché a tutti da bimbi è annegato
il pesce rosso.
AVARIA
Viene voglia di gettarsi
Alla foce scaricare
mala ruggine rifiuti
puntita
per le tempie risalita
il tempo della gioia
consumo
di una luce il luccichio
è la macchina del fumo
fa cratere fa la luna
sparita
temperare la matita
nella carne sui banconi
avaria.
(??)
L’ho vista rinunciarsi il seno
per (uno) amore di sé, fare come i samurai
e coi tasti giusti scoppiare quanto un sole
sullo schermo, dietro le unghie
(piatte) – poi prima durante
leccare il marciapiede – togliersi di mezzo
gli impicci miei, malati intolleranti,
la bile coi ravioli (fritti).
Non mi alzo più le mattine alla campana
ché mi hai dato il reflusso, (uno)
lunghissimo orgasmo occipitale
con le mani l’acciaio intorno ai nuclei,
luglio mi ingoiasti l’ugola.

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