Cinque poesie

di Luca Sivelli

MINIGOLF

Mio cugino al minigolf

la mazza sulla testa

mi hanno aperto il cervello

avevamo otto anni

la carne insanguinata

si scopriva col ferro

un rapporto di giustizia.

CROCIFISSI

Ho sognato mio padre

morire mia madre,

la sua certa eleganza

essere uno con la polvere

e la vecchia borghesia

morta in braccio ai topi,

delle bimbe in spiaggia

il costumino a pois

gliel’ho visto indosso

nella cassa dei morti,

sulle pieghe dei fianchi,

una bambola bionda

e il vicino di casa

morto appeso all’ufficio

domandare a mio padre

quando termina il turno,

poi svegliarmi mia madre,

la mia morte in collo,

mano dolce di fata,

il caucciù dei crocifissi.

IL PESCE ROSSO

Stare di giorno con i droni in casa

come abbigli il tuo cane in primavera

la cosmesi della sega dopo i pasti

il nonno nel caffè ci mette il miele

perché a tutti da bimbi è annegato

il pesce rosso.

AVARIA

Viene voglia di gettarsi

Alla foce scaricare

mala ruggine rifiuti

puntita

per le tempie risalita

il tempo della gioia

consumo

di una luce il luccichio

è la macchina del fumo

fa cratere fa la luna

sparita

temperare la matita

nella carne sui banconi

avaria.

(??)

L’ho vista rinunciarsi il seno

per (uno) amore di sé, fare come i samurai

e coi tasti giusti scoppiare quanto un sole

sullo schermo, dietro le unghie

(piatte) – poi prima durante

leccare il marciapiede – togliersi di mezzo

gli impicci miei, malati intolleranti,

la bile coi ravioli (fritti).

Non mi alzo più le mattine alla campana

ché mi hai dato il reflusso, (uno)

lunghissimo orgasmo occipitale

con le mani l’acciaio intorno ai nuclei,

luglio mi ingoiasti l’ugola.

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