(Marco Sbrana)
Impressioni estive
Il mare mi faceva gli occhi belli
adesso è la condensa delle iridi
mi si appannano gli alberi.
L’estate a stazionare le banchine
per sognarmi nei treni impermanente
il tumore del cuore.
Laura non guerra più, Laura tra poco stacca
dice che le va bene replicarsi
come i matti che intagliano le croci
imitando Gesù.
La cava fanno finta sia rigonfia
ma non importa il gemere dei cani.
4 agosto 2025, pomeriggio
Le carcasse dei baci
Sfilarmi il nome proprio dai molari
Trascritto su un’anguilla a vanvera raccolta
Esistermi a casaccio nel sogno di qualcuno
G.
Ho setacciato di papà il pudore
per il silenzio perdonarmi
e della nostra mamma
l’origine di grida ed ansietà.
La mucillaggine, Giorgia
puliscila d’estate
e tutte le conchiglie
ti spettano, le hai colte
mentre quei due braccioli mi gettavano
perché non annegassi.
Le sclere glaucomatiche di rospo
che il tempo mi ha innestato
non possono vederti.
E tu non puoi più vedere me
che aspetto il salvatore
nostro nonno d’ottone.
Non fare come la nonna le ceneri
pulisci le conchiglie
e non temerti i figli
la vendetta del mondo.
Ché non esiste cielo
che sovrintenda il rantolo
così come non c’era
quando non fummo bimbi.
Tivù
Condividiamo l’iride
dove i giorni si recano al macello
e non pervengono da tempi ai gigli
degli occhi da avventore
che si scioglie le ossa dentro il bar
morendo senza figli.
Nella concavità abbiamo giacigli
i giorni trapassare
al ritmo delle ruspe
che arpionano macerie
per restituirci l’aria dopo il crollo
delle case dei nonni e dei padri.
Per coinquilini abbiamo gli operai
alla resurrezione deputati
e che ci salveranno
portandoci nell’aria
come statue di duomo
trionferemo in tivù.
Album
Con la vecchiaia uccido mamma
nel letto accanto al suo, fotografie.
Mi masturbo album vecchi, del liceo
ricordo il crepitio dei loro corpi
ma non ci adolescevo
spezzavo rami e mi ferivo d’erba
guizzanti salmerini
ché d’acqua dolce ne puoi bere tanta.
Mi riprendo gli orgasmi
ma orgasmo sopra occhi
fedeli a loro stessi
che nelle foto – sozze
non di potenze – fango
guardano altrove.
Fa male tutto
così venire
accanto a mamma
nel letto accanto
accanto muore.
I pianti – rughe
che giorno a giorno
ci impediscono il volto
Le dico Mamma
in paradiso ti vorrei ragazza
e mi vorrei bambino per davvero
imparare parola – il camminare.
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